UniWILD : imprese oltre natura

Pensate a un’ardua impresa, quasi impossibile, qualcosa che si addice solo ai più coraggiosi. Scalare l’Everest? Fare il bagno con gli squali e uscirne vivi e vegeti? 40 giorni nel deserto? Che ne dite invece di comunicare con chi di competenza all’interno di Unipa? Tutti gli studenti dell’ateneo palermitano sapranno benissimo di cosa sto parlando. Sin dall’immatricolazione muoversi all’interno della burocrazia universitaria per noi studenti del palermitano è peggio che infilarsi in una fossa di serpenti, ci vuole coraggio anche solo per iscriversi. Quando sei ancora un maturando e hai intenzione di iscriverti all’università, i tuoi amici più grandi cominciano ad istruirti e a prepararti psicologicamente. Il primo approccio avviene con il magnifico sito internet!  Bisogna iscriversi, calcolare ISEE, ISEU, ISPEU, IMEI, PIN, PUK E CAP e compilare le pratiche online. Ovviamente scade la connessione al sito e bisogna ripetere il tutto più e più volte finché tutti i Santi in paradiso non decidano di assisterti e farti portare al termine l’immatricolazione.  E se dovesse persistere qualche problema? APRITI CIELO! Bisognerebbe contattare chi di dovere, ma il più delle volte il caro centralinista all’altro capo del telefono non sa come agire e INSPIEGABILMENTE cade la linea. I tuoi problemi persisteranno finché l’unica anima buona capace di aiutarti non risponderà alla tua chiamata. In alternativa ci sarebbero i gruppi su Facebook gestiti da altri studenti, ma ragazzi, sono appunto altri studenti, non sono né il mago Otelma né la strega Sibilla, non possono sapere tutto. Abbiate pazienza.

Ma passiamo al contatto fisico con il personale. La segreteria, decimo girone dell’inferno. Peggio delle poste, file interminabili e spesso inconcludenti, in una settimana la segreteria diviene la nostra nuova casa, quei numeretti ci perseguitano anche nei nostri incubi, un’antica legenda narra di chi, partito un giorno per la segreteria, non fece più ritorno!

E per parlare con un professore? Esistono gli orari di ricevimento,  molti li rispettano, se solo leggessero le nostre mail… comunicare con un professore non è semplice, anzi! Bisogna mandare le mail e prenotarsi per poi andare al ricevimento,  che casualmente coinciderà con gli orari delle altre lezioni. Ma non puoi decidere di vedere un professore il giorno prima, queste mail pare che facciano il giro del mondo in 80 giorni prima di giungere al destinatario, quindi calcolate un largo margine di tempo!

Se non avete mai avuto di questi problemi, probabilmente non siete iscritti a Unipa!

I FATTI E I PERSONAGGI CONTENUTI IN QUESTO ARTICOLO SONO FRUTTO DELLA FANTASIA DELL’AUTORE, LUNGI DA OFFENDERE O CRITICARE IL LAVORO DEL PERSONALE DI UNIPA.

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Alessia Favetti

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20Lines : il Social Network degli Scrittori.

Se sei un aspirante scrittore, se ti piace raccontare le tue storie, abbozzare i tuoi pensieri, scrivere poesie e metterle al giudizio di altre persone che come te hanno la stessa passione, 20Lines è il posto che fa per te! Il Social degli scrittori ( ma anche dei lettori) dove è possibile pubblicare le proprie opere ( di tutti i generi) e leggere, apprezzare, commentare, condividere e addirittura continuare quelle degli altri. Un Social Network in cui la scrittura e l’inventiva sono alla base di tutto. Solo 20 righe per poter attirare l’attenzione degli altri e farti conoscere.
20Lines è ciò che vuoi tu: un passatempo, una vetrina, uno sfogo… È quel taccuino sul quale puoi annotare tutte le tue storie e sarà sempre con te, grazie all’App 20Lines.
Non potrai fare a meno ogni giorno di leggere una nuova storia o di vedere cosa gli altri utenti pensano dei tuoi scritti. D’altronde come diceva Joseph Addison: ” La lettura è per la mente quel che l’esercizio è per il corpo”; quindi, alleniamo anche il nostro cervello e prepariamoci alla più grande “prova costume” della nostra vita: QUELLA DELLA MENTE !!!

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Salvo Giuliano

L’arte è sincerità? Sì, Selapennamidisegna.

“Il disegno è la sincerità nell’arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare”- così diceva Salvador Dalì, regalandoci uno spunto di riflessione non indifferente.  Non è possibile mentire attraverso il disegno, i tratti della matita lenta sulla carta lasciano trasparire le emozioni dell’autore; morbide curve rimangono impresse, nero su bianco, trasmettendo analisi dopo analisi sensazioni sempre nuove. 

Forme sinuose si intrecciano tra di loro accompagnate da contrasti in bianco e nero raccontano storie d’amore in formato A4 mentre la poesia e la musica ci introducono, attraverso le loro parole,  nella quotidianità di una donna che si racconta attraverso la propria arte: Francesca Fusari, in arte Selapennamidisegna.

Mi chiedo subito  il perché di un nome così particolare, così Francesca mi dice con estrema naturalezza : “I miei disegni sono io […] perchè la penna mi disegna, appunto. Quando prendo in mano la matita è sempre, o quasi, perchè stacco da tutto quello che ho intorno e mi concentro su di me, è come se davvero mi liberassi, disegnassi cose che magari fatico a dire o persino ad ammettere a me stessa. Quindi […] i disegni non sono quasi mai frutto di fantasia, c’è sempre, in alcuni di più in altri di meno, una parte di me, della Fra”. 
La fragilità è uno degli elementi che traggo senza troppe difficoltà dai disegni di Francesca, così, osando e rischiando di aver espresso a priori un’intuizione sbagliata, le chiedo in che modo è possibile esprimere la sensibilità umana, ricevendo in cambio una parte del suo essere, forse la più genuina e umile: “Non so se ci sia un modo per esprimerla, la fragilità –mi risponde- io so che sono Francesca e ho delle fragilità, come tutti credo . Forse una cosa che ho deciso di fare, anche tramite i disegni, è mostrarla e non averne paura. Nei disegni ci sono abbracci, amori che nascono, che crescono, o amori finiti di cui rimane il ricordo. Fragilità esposte ma tutte delineate da un tratto fermo, pulito, deciso, in bianco e nero. Questa sono io”.

Ritornando poi all’analisi dei suoi disegni, le chiedo il collegamento tra la musica e questi ultimi, fatti sì di storie ma anche di colonne sonore e poesie che sembrano esser sussurrate da un narratore esterno, pronto a svelarci, rima dopo rima, le storie di queste immagini. Così Francesca mi risponde raccontandomi: “E’ partito un po’ tutto da questo […] facevo tantissimi disegni come fanno un po’ tutti da piccoli, poi con il tempo ho smesso. Un anno fa più o meno ho ripreso in mano la matita, quasi per gioco, ascoltando una canzone e poi ho continuato a farlo.  C’è qualcosa nelle frasi delle canzoni che ascolto, in quelle dei libri che leggo (troppo pochi) o dei film che vedo, che mi rapisce. E’ quel momento, che capita un po’ a tutti, in cui dici a te stessa “ecco, è esattamente quello che stavo pensando nel modo in cui lo stavo pensando”, e quando scatta quell’attimo mi viene voglia di fissarlo sul foglio e mi lascio ispirare”. Intanto, mentre continuo a sfogliare le storie raccontate dalle linee eleganti tracciate da Francesca, comprendo che ogni illustrazione descrive un momento del suo percorso emotivo; proprio come se fotografasse con una polaroid i propri stati d’animo, scatto dopo scatto, frazione dopo frazione.

L’intenso modo di approcciarsi al disegno e alla quotidianità mi spinge a chiederle infine se esista, tra i tanti, un disegno al quale è maggiormente legata; un promemoria figurato che le racconti le proprie origini, un ricordo da portare a 2000 km di distanza da casa. Dapprima colgo la sua difficoltà nel rispondermi, dal momento che come lei stessa afferma “è come se fossero tanti pezzetti di un puzzle”.  Subito dopo, con mio grande stupore, vedo un immagine, mi dice che “è l’immagine che rende al meglio il concetto” perché “in questo c’è tutto: una band che amo, la semplicità del momento, una frase così banale in apparenza e invece così intensa, due persone che si guardano e si raccontano, si riavvicinano o che forse non si sono mai lasciate davvero”.

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Dalì aveva ragione, l’arte non mente mai e nemmeno Francesca, selapennaledisegna.

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Irene Bruno

MONDAY IN MUSIC #11

“La musica non esprime la passione, l’amore, la nostalgia di questo o quell’individuo in questa o quella situazione ma la passione, l’amore e la nostalgia stessa.”

(R. Wagner)

1) Ed Sheeran – Little bird

2) One Republic – Something I need

3) Kodaline – One day

4) Little Mix – Little me

5) Beyonce – Listen

6) 5 Seconds Of Summer – Don’t stop

7) Bonnie Tyler – Total Eclipse of the Heart

8) Kim Wilde – Kids in America

9) James Blunt – Carry you home

10) Arctic Monkeys – Do I Wanna Know?

Maria Claudia Gurgone

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Cannes: questione di eleganza

Il Festival di Cannes, precedentemente denominato Festival International du Film de Cannes, è un festival cinematografico che ha luogo annualmente dal 1946 (fatta eccezione per il 1948 ed il 1950), nella città di Cannes (Costa Azzurra, Francia). Si svolge a maggio, e dura circa due settimane. Partecipano al Festival moltissime star, ma oltre alle star del cinema, ovvero attori e registi, prendono parte all’evento cantanti, modelle/i, stilisti e personaggi del mondo dello spettacolo di notevole rilievo. Durante eventi internazionali come questo le celebrità presenti, soprattutto le donne, competono per l’abito più elegante ed originale sfoggiando gli ultimi capolavori dei più noti stilisti. Ho scelto, tra tutti gli abiti indossati, i quattro che mi hanno colpita maggiormente sia per la loro eleganza che per la loro fattura. Inoltre ritengo che questi quattro abiti siano i più adatti per un evento di questo tipo.

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Liya Kebede (supermodella etiope) indossa un abito corto firmato Roberto Cavalli.

 
fonti: 
Elle
 
 

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Rosie Huntington-Whiteley (supermodella e attrice britannica) ha scelto un abito firmato Emilio Pucci.

 
Fonti: Posh&Glamour

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Blake Lively (attrice e modella statunitense) ha deciso di indossare un abito lungo firmato Gucci.

fonti:
ibnlive
sistematicas
june

 
 

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Eva Herzigová (attrice e supermodella ceca) ha scelto un abito firmato Ellie Saab Couture.
 
Fonti foto:
Celebmafia
Marieclaire
Elle

Maria Claudia Gurgone

Il calcio al femminile…è più bello!

Il calcio in Italia è uno sport solo al maschile?
Di calcio femminile quasi nessuno ne parla o scrive, eppure comincia a diffondersi e ad appassionare sempre più anche le sportive italiane. Non è facile essere donna e seguire il calcio. Questo non è dovuto alla mancanza di qualcosa in particolare, dipende piuttosto dalla mentalità diffusa e radicata in Italia. Si è sempre pensato che per essere in grado di capire di calcio, bisogna averlo praticato e vissuto. Il fatto che il calcio femminile  si stia diffondendo non basta a far cadere una teoria: “sei donna quindi non capisci nulla di calcio”. Sappiamo quanto un pregiudizio, cioè un’opinione  che determina atteggiamenti ingiusti, sia difficile da abbattere e superare. In Italia, soprattutto, si nasce e si cresce con l’idea che il calcio sia una roba da maschi. Crescendo con la passione verso questo sport, è inevitabile non sentire certi pensieri, commenti maschili. Sentirsi dire che le donne guardano il calcio solo per rifarsi gli occhi è davvero riduttivo e banale. Durante una partita di calcio l’attenzione si focalizza su tantissime altre cose; per carità gli occhi li abbiamo tutti, ma questo è l’ultimo dei motivi. Ma la questione più grande, che rappresenta il pregiudizio più fastidioso, è : “le donne non capiscono il fuorigioco”. Quando ad una persona non interessa una determinata cosa e non la appassiona, è normale che non la capisce. È molto raro che un’appassionata di calcio non conosca le regole del fuorigioco e spesso capita che le donne riconoscono il fuorigioco prima degli uomini. Alcuni fanno molta fatica ad immaginare una donna allo stadio a tifare la propria squadra del cuore. È evidente a tutti che, negli ultimi anni, il tifo femminile abbia conosciuto uno sviluppo notevole. Allo stadio, le donne, hanno più voglia di fare gruppo, di condividere la propria passione calcistica; amano lo spettacolo e la meraviglia che questo sport regala. La presenza maschile, massiccia e notevole , allo stadio non è un ostacolo, anzi  è un motivo in più per confrontarsi e mostrare che quando si ama questo sport non esistono differenze. Sono stata abituata a seguire il calcio sin da bambina, perché nella mia famiglia sono tutti abbastanza tifosi. La mia passione potrebbe essere vista come una cosa forzata e inevitabile, ma non è così. Crescendo, questa passione mi coinvolgeva sempre di più e mi sono resa conto che nel binomio calcio-donna non c’è niente di sbagliato. Essere tifosa ha anche i suoi vantaggi: sapere cosa parlare il lunedì, parlare del fuorigioco con naturalezza e scioltezza, dare buca a lui perché c’è la partita. Lo stadio rappresenta quel momento di rilassamento che ti permette di essere libera, eccessiva e passionale più di certi uomini.  Le donne tifose possono essere classificate in tre categorie: le tifose-fantasma, le semitifose e le tifose. Le tifose-fantasma è la categoria più odiosa e fastidiosa: sono quelle donne estranee al calcio che tifano la Nazionale in occasione dei Mondiali, e cioè ogni quattro anni. A giugno cominceranno i Mondiali in Brasile; l’unica consolazione è il fuso orario: chi di loro si alzerà a notte profonda per seguire le partite? Le semitifose sono quelle donne che difficilmente si recano allo stadio, una domenica tifano una squadra, ma la domenica successiva cambiano, perché la squadra della settimana precedente aveva perso. Si dimostrano presuntuose quando fanno finta di capire qualcosa. E poi ci sono le tifose. Sono quelle donne per cui il calcio è passione. Tifano una sola squadra e sono sempre presenti allo stadio, indipendentemente dalle condizioni climatiche e dai risultati che la squadra ottiene settimana dopo settimana. Tifare una squadra significa appartenere a quella squadra, e identificarsi con quei colori non avviene solo per 90’ minuti: ti condiziona  la vita quotidiana.  La fede calcistica, se è vera e profonda, resterà per tutta la vita.

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(Nelle foto Martina Marchese, Giorgia Cammarata)

Martina Marchese

Blue Monday – Monday in Music #11

Un grigio lunedì, un freddo e bislacco lunedì di maggio. Un giorno solo per abbandonarsi alla malinconia, per accoglierla. Un tuffo in una pozza gelida: apnea. Il formicolio che percorre le braccia e il cuore che scoppia: emersione. Respiro avido che dilata i polmoni, anima e corpo di nuovo uniti. Ritrovare la luce anche in assenza del sole.

1 Bookends, Simon and Garfunkel
2 Love is Laserquest, Artic Monkeys
2 Hero, Regina Spektor
3 Oliver Dalston browning, Keaton Henson
4 Emotional Anorexic, Svavar Knutur
5 Corinne, Metronomy
6 Youth, Daughter
7 Skinny Love, Bon Iver
8 These Days, Nico
9 Seaside, The Kooks
10 I Don’t Love Anyone, Belle and Sebastian

blue monday

Valeria Cicilese

ROMA in un giorno? E’ possibile!

A volte può capitare di trovarsi in importantissime e bellissime città e avere poco tempo a disposizione per poterle visitare e ammirarne le bellezze. Ma con una cartina in mano, un po’ di senso dell’orientamento e sopratutto con buona volontà  si può riuscire a guardare almeno alcune delle bellezze che il posto ci offre.
Venerdì scorso mi trovavo a Roma, con due mie amiche,  per i provini del  talent show Xfactor e avevamo un solo giorno libero a disposizione per poter ammirare la “Grandi bellezze”  di questa città un tempo fulcro di tutto il mediterraneo. Inutile dire che naturalmente non abbiamo potuto visitare e ammirare ogni angolo della città, ma siamo riusciti a vedere luoghi che finora avevamo visto solo nei libri, nei film o su internet: Restare a bocca aperta davanti al Colosseo, lasciarsi ammaliare dai gorgheggi dell’acqua della fontana di Trevi o incantarsi difronte alla maestosità del Vittoriano sono comunque delle emozioni che credo non dimenticheremo molto facilmente. 

Ecco a voi un breve estratto del nostro piccolo viaggio alla scoperta di Roma,  direttamente dal nostro canale Youtube:

ROMA IN UN GIORNO

    
Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di poter visitare la mostra d’arte moderna intitolata Auto Body Collision aperta fino al 27 giugno 2014, dell’artista americana Shannon Ebner.

Ecco qui alcune foto della mostra:

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Salvatore Giuliano

Se non è Ronco…è Tuttidè!

Già, vi starete chiedendo che cosa c’entri il vino in tutto questo, beh è abbastanza semplice. Tuttidè è il nome di una band, composta da tre ragazzi, che hanno deciso di trarre ispirazione da un qualcosa di stravagante, particolare..in poche parole, unico! Il loro genere, verte su uno stile indiepunk – punk folk e, non lasciatevi intimidire dal numero ristretto dei componenti perché, ciò che rende veramente sbalorditiva questa band emergente, è la qualità della loro musica, delle loro canzoni e della grinta che trasmettono durante le loro esibizioni. Proprio per questo, li ho voluti intervistare, infatti ho chiesto:

Da quanto tempo suonate?

Luca, chitarrista e vocalist della band, mi ha risposto: “Suoniamo da 2 anni, tutto è iniziato nel mio garage, senza alcuna aspettativa, solo per passione e malochiffari, poi abbiamo chiesto ad Emanuele (che suona, invece, il basso) se voleva suonare con me e Kamel (che suona la batteria) e da lì è nata l’idea di suonare insieme”.

Da quanto vi conoscete?

“Luca ed Emanuele, quasi contemporaneamente, mi rispondono allo stesso modo: “All’incirca 5-6 anni, diciamo che era dai tempi del liceo, quindi abbastanza, è come se fossimo cresciuti insieme”.

Com’è nata la vostra passione per la musica, tanto da spingervi a creare un gruppo?

Luca prende parola e mi risponde: “Circa 4 anni fa, quando suonavamo così solo per svago, abbiamo notato che, comunque, avevamo delle capacità e, allora, senza alcuna malizia, abbiamo deciso di metter su una band..ma tutto era partito sempre per scherzo!”.

Come nasce il nome della vostra band?

Emanuele mi risponde: “Ebbene, esistono diverse teorie sul significato, ma la più accreditata è questa” e, sorridendo, continua: “Un giorno stavamo suonando come le altre volte quando vediamo Luca prendere in mano una bomboletta per scrivere a babbio la parola, appunto, Tuttidè, sai quella del vino, della pubblicità quando dicono ‘Aaah ma è Ronco! Tuttidè è buonissimo!’ (da qui, scappa istintivamente una risata collettiva) poi, ridendoci su, abbiamo comunque notato che era una parola orecchiabile e, allora, abbiamo deciso di utilizzarlo come nome della band, anche perché cercavamo qualcosa di diverso dai soliti nomi”.

Quali sono state le vostre emozioni durante la prima esibizione?

Luca risponde: “Allora, la prima esibizione l’abbiamo fatta a lettere, qua all’uni, è stata di quelle ‘belle ma brutte’, nel senso che sì eravamo emozionati e carichi per la serata ma, come dire, è stato colmo di sfortuna quel giorno” interviene Emanuele dicendo: “C’era panico, tensione e..problemi con la luce! Però siamo riusciti a rompere il ghiaccio, nonostante gli intoppi ma, come se non bastasse, subito dopo si era rotto il SI della chitarra (che tra l’altro era NUOVA, aggiunge Luca), quindi, ad un certo punto, ci siamo guardati come a dire ‘combattiamo con i denti’ e ce l’abbiamo fatta”.

Un termine che vi rappresenta?

Mi rispondono tutti con la stessa parola: “Passionali, perché” continua parlando, poi, Luca: “Mettiamo anima e corpo nella musica, nelle nostre canzoni, che non sono delle vere e proprie cover..cerchiamo di mettere un qualcosa che ci appartiene, che le distingua” Emanuele, pienamente d’accordo con Luca, aggiunge: “L’amicizia e l’intesa ci legano molto, sicuramente sono  due termini fondamentali nella band”.

Avete ambizioni in questo campo oppure lo ritenete un semplice hobby?

Luca mi risponde: “Beh, certo, all’inizio era un hobby, però nutro delle ambizioni in questo campo, abbiamo visto le reazioni del pubblico e abbiamo capito che, comunque, quello che suoniamo, che creiamo, ha un certo impatto sulla gente..riusciamo a trasmettere qualcosa”.

Come vi organizzate con i testi e la musica? Chi scrive e chi compone?

Emanuele mi risponde: “Fa tutto Luca, o meglio, gran parte..ha una bravura nel comporre i testi e la musica, quindi, di solito lui ha un’idea illuminante poi, quando siamo nel nostro studio prove, la elaboriamo insieme e proviamo a comporre qualcosa”.

Quale messaggio celano i vostri testi?

“Non hanno i canoni tradizionali delle canzoni” afferma Luca, allora, incuriosita chiedo il perché e ,sempre Luca, continua rispondendomi: “Mentre le canzoni normali sono composte da delle strofe, le nostre si differenziano, perché si basano sulla composizione musicale, non seguiamo uno schema vero e proprio, sui messaggi celati che dire..lasciamo libera interpretazione! I nostri sono testi in cui c’è il tema dell’amore oppure parti melodrammatiche, ma che cambiano improvvisamente in stati euforici”.

Cosa pensate di dire a chi ha un talento come il vostro, ma non ha il coraggio di esporsi?

Tutti all’unisono, e pienamente d’accordo, mi rispondono: “Di provarci sempre, se hai un talento..rischia! Se metti tutto te stesso in ciò che ami fare..fallo! Potrebbe essere qualcosa veramente fantastico!”.

Come vi vedete fra qualche anno?

Con una battuta, Luca esclama: “Con un po’ di barba!” poi, seriamente, continua: “Ancora qui a scrivere e comporre musica, crescendo insieme sempre di più e, perché no, anche essere conosciuti un po’ di più rispetto ad ora” insieme ad Emanuele, che interviene, entrambi mi rispondono: “Speriamo di creare un nostro album, solo che il nome ancora lo dobbiamo scegliere, però sarà sempre qualcosa di creativo come il nome della nostra band”.

Oltre che qui all’Università, i Tuttidè si sono esibiti varie volte al Drunks, come la serata “Screamin’Gun” del 24 aprile scorso..che dire, stappiamo una buona bottiglia di vino Ronco per questi simpatici e frizzanti artisti! E, per voi che avete letto, se volete saperne di più, visitate la loro pagina ufficiale su facebook, lì potrete avere tutti i loro aggiornamenti e partecipare ai concerti per ascoltare la loro musica!

Viviana Sinnone

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Monday in Music #10 – Sorgi e splendi!

Sorgi e splendi! Il lunedì mattina è arrivato e porta con sé una nuova settimana, piena di mistero e potenziali avventure. Oggi attraverso la nostra Monday in Music non voglio semplicemente svegliarvi, ma risvegliare in voi la gioia di vivere, farvi pulsare il cuore e respirare positività. Insomma, affacciatevi alla finestra, oggi il sole brilla per voi! I suggerimenti che voglio teniate bene a mente per superare questa settimana sono i seguenti:
-Date sfogo a tutti i vostri sogni, non abbiate paura di essere voi stessi, amate più che potete e soprattutto provate ogni emozione sulla vostra pelle. Ricordatevi sempre che voi siete qui e ora e che avete il mondo ai vostri piedi! Vi lascio augurandovi il meglio e con i versi di un grande poeta statunitense :

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”

                                                                                                                                                                  Walt Whitman

1.Here comes the sun- The Beatles

2.Good life- One Republic

3.Alive-Empire Of The Sun

4.We are golden-MIKA

5.Rocket ship-San Cisco

6.Best day of my life-American Authors

7.Raise your glass-Pink

8.Lust for life-Iggy Pop

9.Have a nice day-Bon Jovi

10.We are young-Le Kid

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Silvia Armi

Aula Rock ~ Vita che pulsa, vita che dice.